La censura dell’Arte

Quando qualcosa colpisce la mia attenzione a tal punto da portarmi a riflettere (e non è poco!), sento la necessità di allontarmi da essa, di portarmi a una distanza tale che la possa collocare in un insieme più vasto.
Per quanto anticipato, oggi vi scrivo dal cucuzzolo di un seggiolone. Sono più in alto ma non troppo e abbastanza solo per dire quello che penso andando… oltre.

Ho visto ultimamente delle opere d’arte fantasiose, colorate, intenzionali ed efficaci; le ho viste sulle foto di alcune mani, sono unghie decorate. Sono rimasto colpito, affascinato.
Come un gatto curioso mi sono chiesto chi fosse dotato di tanto talento. Mi è piaciuto che l’artista fosse uno come me, una persona comune, un’eccellente parte del popolo.

Ancora c’è chi scrive sulle statue “Giugno ’99 Gigi è stato qui!”, c’è ancora chi imbratta.
Mi dico che sarà per questo che qualcuno ha imbrattato la poetica combinazione tra l’artista e la sua opera.
L’artista si distacca dal popolo, sale sul mio seggiolone ed intende rimanerci; ma (ahimè!) nello stesso momento svende il suo talento a chi desidera esserne padrone e lo incanta con l’illusione che il nome di qualcos’altro (insidioso!) renderebbe migliore le sue opere.
Riguardo quelle immagini che tanto mi avevano colpito, sospiro.
La magia è svanita, l’arte censurata.

Scendo dal mio seggiolone…

Buona giornata!

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