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L’onicotecnica legalizzata – Comunicato Stampa APNO

mercoledì, 23 luglio 2008

Associazione Professionale Nazionale Onicotecnici (www.apno.it)

Comunicato Stampa
PRESENTAZIONE DEL DISEGNO DI LEGGE N.911
“DISCIPLINA SULL’ATTIVITA’ DI ONICOTECNICO”

Roma, 23/07/2008

L’APNO è lieta di annunciare a tutti i suoi associati e a tutti gli operatori del settore che la legge “Disciplina dell’attività di Onicotecnico” da noi fortemente voluta e a cui abbiamo dato il nostro contribuito per la stesura è stata presentata in data 16/07/2008 presso il Senato della Repubblica dagli Onorevoli Senatori Domenico Gramazio, Giuseppe Ciarrapico e Battista Caligiuri.
Il Disegno di Legge  con n. 911, disciplina l’attività di onicotecnico in tutti i suoi aspetti:
Definizione, Formazione ed Esercizio dell’Attività.
Al fine di poter riconoscere, inquadrare e regolamentare una professione che fino ad oggi  ha vissuto nel sommerso, questa legge al momento della sua approvazione riscatterà la figura dell’Onicotecnico, riconoscendogli finalmente un ruolo nel tessuto produttivo del paese.

Il Presidente Angela Vannicola

Caro forum ti scrivo (4a parte)

venerdì, 15 febbraio 2008

Osservo, volente o nolente, il trasformarsi e crescere del settore che ha come parola chiave “UNGHIE”.  Avverto il grande brusio di corsi eccezionali, di aziende Tutte Leader, di prodotti miracolosi; sento sempre più spesso parlare dell’Onicotecnica.
Vedo unghie sempre più lunghe e colorate sfilarmi innanzi agli occhi.

L’Italia è un paese meraviglioso, straordinariamente fantasioso per le sue contraddizioni.

Come ogni “nuova professione”, l’Onicotecnica, necessita di un periodo di sofferenza, di indecisione, di sperimentazione… di attesa. Utopico pensare che, in un paese dove non si riesce ad avere un governo stabile, dove ogni riforma sembra una splendida donna gravida che soffre lungamente per partorire (ed è l’unica cosa incinta ormai!), si possa avere un rapido processo di stabilizzazione dell’Onicotecnica. Probabilmente sarebbe anche offensivo rispetto a tutte le problematiche incancrenite che ci portiamo nello “stivale”.
Questo non vuol dire non organizzarsi, nè rinunciare. Tanto di cappello a chiunque si impegna in merito!

La mia riflessione si ferma, piuttosto, su alcuni meccanismi che non comprendo bene. Mi pare di capire (uso “mi pare” per onestà nei confronti dei miei neuroni!), che una gran maggioranza di “professioniste” del settore lavora a casa; mi par di intendere (come sopra) che ci sia un vuoto legislativo, delle contraddizioni territoriali, percorsi formativi lasciati al “buon senso” delle aziende.
Se domani mi svegliassi con la voglia di trasformare la mia professione in quella di “far le unghie”, potrei rivolgermi ad una delle tante aziende “prime donne” che ci sono e “formarmi”. Imparerei una o l’altra tecnica e poi cercherei il mio campo di azione. Supponiamo, per assurdo, che io imparassi davvero “il mestiere” dove potrei cominciare? Come accade per i venditori alle prime armi, mi proporrei ad amici e parenti (tanto alcuni è meglio perderli che trovarli!). In questa fase, dove comprerò gli strumenti del mio lavoro? Probabilmente dall’azienda che mi ha formato, da quella più economica o da amici e parenti (per parcondicio).
Successivamente potrei voler aprire il mio Nail Center (wow!), ma eccomi ad affrontare il mostro tentacoloso. Non posso in questa o quella regione se non ho fatto il triennio da estetista, non posso in questa o quella regione perchè non ho fatto il corso di 200 ore, non posso in questa o quell’altra vita perchè l’azienda che ho scelto non mi vuole in concorrenza con l’altro distributore/nail center perchè ci lavora la sorella della cognata del supercapo (ah i parenti!). Forse sono nella regione/provincia/frazione dove posso aprire ma nessuno me lo dice, perchè nessuno ha veramente capito come funziona.
Riassumendo pago per il corso, pago per i prodotti, vendo il mio servizio, ma non ho una professione.
Io non ne capisco niente di Nail Center, unghie a stiletto, acrilico o gel, ma l’azienda che mi ha fatto corso? Forse devo legarmi a lei con doppio giro di chiave per operare da subito, forse devo avere qualcosa di soldi da investire per aprire… forse semplicemente io non cambio professione (e mi tengo i parenti!).

Lavorare così significa non avere garanzie, fare arricchire le aziende, non poter tutelare le clienti, deprezzare il valore di una professione e in molti casi evadere il fisco.

Il mio augurio è che ci sia una legislazione chiara, per aziende e operatrici; che tuteli il consumatore e responsabilizzi le scuole di formazione. Nel frattempo, io continuerò a mangiarmi le unghie, ma voi pretendete soluzioni da chi lucra sul vostro disagio.

In bocca a lupo!

Caro forum ti scrivo [3a parte]

sabato, 15 dicembre 2007

Da sempre la Chic Nails Italia con altre aziende leader del settore si è impegnata attivamente a livello nazionale per il riconoscimento reale della professione di onocotecnica. Nè i governi precedenti ne quest’ultimo, hanno mai avuto una degna attenzione alla problematica esplicata, nonostante l’indotto economico che questo settore riesce a muovere che, credetemi, è davvero parecchio.

Abbiamo poi contro, oltre al disinteresse dei politici, anche le estetiste e le riviste del settore che continuano a voler far loro una professione che a loro non spetta. E’ tanto vero quello che dico che all’interno delle scuole per estetiste, non è nemmeno prevista la formazione per ricostruzione unghie, ma devo essere estetista per aprire un’attività inerente alla ricostruzione di unghie artificiali.

Quindi, come tutti, ci siamo sempre adattati ad aprire con un’estetista al fianco oppure dove c’è l’appiglio legale ad aprire per il solo decoro. E comunque questo varia da regione a regione, da comune a comune.
E’ una vergogna che l’ Italia non si adegui agli altri mercati europei, dove l’onicotecnica/manicurista non viene confusa con l’etetista.

E’ solo coercitivo, aumenta il lavoro a casa e non incita le persone ad intraprendere l’attività privata che è da sempre il primo fattore trainante di una nazione. E pensare poi che l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro! Ma probabilmente non tutti i politici lo sanno.

Abbiamo queste persone che chiedono di lavorare, di realizarsi professionalmente, di fare del loro operato una fonte di vita e non le possiamo aiutare perchè sbattiamo contro una burocrazia ignorante e non adeguata.

Il mio augurio è che attraverso anche questo importantissimo canale di internet, noi tutti a gran voce, case produttrici, operatori del settore, la carta stampata del settore, persone che vogliono crescere e svilupparsi in modo adeguato, riusciamo ASSIEME a guadagnarci questo traguardo.

Ringrazio Stefano e Francesca per questa meravigliosa opportunità e ringrazio tutte voi per le molte cose che mi giungono sui vostri pensieri, problematiche e simpatie. A voi tutte e alle vostre famiglie desidero porre i più sinceri auguri di un sereno natale ed un 2008 risolutivo.

Caro forum ti scrivo [2a parte]

martedì, 11 dicembre 2007

Cara amica,

dal 1984 prima all’estero e poi in Italia mi sono alzata dal letto ogni mattina con l’unico obiettivo di fare dell’Onicotecnica una qualifica seria, rispettata e regolamentata.
Per anni ho chiesto ai molteplici “colleghi” produttori, distributori, rivenditori di accompagnarmi negli incontri con le
istituzioni, di combattere con me.
Poche sono state le risposte, molto il silenzio carico dell’avidita’ di vendere, di guardare solo al piccolo loro limitato interesse, dimentichi anche che, l’interesse allo sviluppo di una professione premia per primi gli operatori che nel settore offrono le forniture. Ma erano troppo occupati a raggiungere gli obiettivi di vendita, aggiungendo articoli superflui ogni anno alle loro linee di prodotti gia’ troppo ricche e costose.
Personalmente credo di aver speso i miei anni in modo piu’ proficuo…vendendo si, ma parlando alle istituzioni, scrivendo il corso di formazione per la qualifica di Onicotecnica che nel Lazio mi e’ stato approvato ed e’ quello che oggi frequentano le colleghe laziali, con il cui attestato aprono senza problemi sia la partita IVA che la loro attivita’.
Quanti anni ho aspettato, quanto ho combattuto, quanti muri ho dovuto abbattere: molte discussioni, porte in faccia…
E poi ho continuato con la battaglia per iscrivere le onicotecniche al Registro Imprese Artigiane.
Partiranno infatti i nostri ricorsi li dove ci dovessero negare l’appartenenza a questa categoria.
Tutto questo lo faro’ anche per le altre realta’ regionali. E’ una delle priorita’ per il 2008. Non sara’ facile, ma ci arriveremo.
Una scorciatoia che sto percorrendo e’ quella della Legge nazionale che regolamenti l’attivita’ dell’Onicotecnica: la faro’ arrivare in Parlamento per superare le barriere regionali.
Ed ogni giorno cerco anche di dare il meglio nei prodotti che mando in produzione, per offrirvi il massimo dell’innovazione chimico tecnologica a prezzi accessibili, affinche’ non sia oneroso esercitarvi ed imparare.
Questo a differenza di altri, diciamo”colleghi”, molto noti alle cronache in qualita’ di professionisti del settore piu’ per l’interesse a vendere i loro prodotti che altro, disinteressati alla formazione che non fosse mero guadagno, frutto di corsi privati brevi e scarsi.
Lungo questo lungo cammino pero’, ci tengo a dire, che ho riconosciuto qualche eccezione, che, se pur piccola, ha saputo darmi la fiducia e la voglia di continuare.
Senza la necessita’ di fare nomi, c’e’ qualche collega al quale saro’ sempre grata, che negli anni passati ha raggiunto per tutti
noi obiettivi importanti, soprattutto nella regolamentazione del commercio dei materiali acrilici, e che mi e’ stato a modo suo, vicino.
Ma e’ una goccia nel mare. Intendo dire che in due, in tre in tutta Italia siamo troppo pochi.
Hai ragione quando dici che e’ l’industria a doversi muovere, se non per
deontologia, almeno per interesse. Non so se questo possa mai rallegrarti il cuore ma io rappresento una parte di questa “industria” e mi sveglio ancora ogni giorno con la voglia di lottare, di chiedere, di proporre.
E lo faccio per tutti, anche per te. Vedrai.

Caro forum ti scrivo… [1a parte]

martedì, 11 dicembre 2007

Una nostra moderatrice ha da poco postato una “lettera aperta” sul nostro forum chiedendo consigli e suggerimenti sulla situazione paradossale che il nostro settore stà passando (o meglio subendo). Il “lavoro nero” come molti lo chiamano, il “lavoro non lavoro” come piace chiamarlo a me. Una situazione dove l’emerso vuol emergere ma viene tenuto sott’acqua da una burocrazia lenta, macchinosa e troppo spesso non priva di interessi. Commenterò comunque in un post successivo questa lettera che reputo molto “descrittiva”…..

Si può fare qualcosa per noi??

Diventiamo sempre di piu e ad oggi non siamo riconosciute…io ho provato ad informarmi ma pare che non ci siano scappatoie.
Voi che di sicuro sapete qualcosa di più…ci aiutate??
Le ragazze parlano di associazioni…petizioni…ma qualcosa si può davvero fare o resterà solo un sogno???
Ma le ditte non premono per questo? Sai che aumento di vendite???
Sono un po giù in questo periodo ed adesso fare ricostruzioni è il mio unico lavoro e sai, lunedì ero ad aiutare Sandra e più che mai mi sono accorta di quanto la invidio (in senso buono). Anche a me piacerebbe avere la gente che ha lei…poi lavorare insieme a lei è uno spasso e le pisane sono molto simpatiche.
Vedi, è una passione, ed è tutt’altra cosa da quella per cui mi sono laureata…boh..son messa male eh?

Vabbé finché il mio diploma, la mia laurea e la mia esperienza non conteranno nulla ho le gambe tagliate come tante altre ed è inutile che mi logoro…
magari un giorno…

Tra l’altro ho letto che qualcuna ha apero la partita IVA come servizi alla persona e lavora a casa…ok ma se sei coperta per la parte fiscale se ti vogliono “fare il culo” te lo fanno perchè non hai la licenza…mah…insomma…un caos!!!!!

Vabbé aspettiamo news…